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La doppia mostra di Mario Cresci e Paolo Mussat Sartor nasce dalla recente avventura della collezione ‘United Artists of Italy’ che ha portato la nostra galleria ad avvicinarsi al mondo della fotografia italiana. Se la mostra citata è un corpus di ritratti fatti dai grandi fotografi italiani, questa mostra di Cresci e Mussat Sartor non ci offre volti ma presenta entrambi in un lavoro più particolarmente vicino alla loro ricerca artistica.

Mario Cresci presenta la serie Opus Gypsicum, un lavoro legato alla riflessione sull’Accademia. Nel 1996 a Bergamo, Cresci, allora direttore dell’Accademia Carrara, sposta una serie di calchi dalle stanze dell’Accademia al teatro, li dipinge con tempera luminescente e segna il grande spazio nero con fili bianchi. La luce di Wood conferisce particolare risalto a questa installazione: bianchissimi corpi che emergono da un fondo buio con linee di forza che li uniscono.

“Nella seconda serie di lavori, A mano libera (2009), alcuni oggetti in legno e in metallo della cultura popolare italiana, sospesi nell’aria con un filo trasparente, sono fotografati mentre oscillano nello spazio per effetto di un soffio o di una leggera spinta. Muovendosi, gli oggetti creano nello spazio forme e segni sempre mutevoli che rimandano ai gesti reiterati della mano quando, per approssimazione, disegna un soggetto sulla superficie bidimensionale del foglio di carta. Non ci sono limiti né contorni netti corrispondenti alla realtà delle cose bensì sfumature, sfocature, luci improvvise dovute ai riflessi del metallo o alla porosità del legno. Le immagini così ottenute formano sequenze digitali composte da una cinquantina di files dello stesso oggetto che ruota su se stesso o spostandosi in avanti e indietro. Il titolo della serie, A mano libera, rinvia espressamente a una certa modalità del disegnare, quando la mano liberamente asseconda gli stimoli percettivi e il segno grafico, costruendo e decostruendo la forma, crea l’impronta, la traccia sensibile di ciò che lo sguardo insegue.” (Enrico De Pascale)

“Nelle serie delle Rose (1991-92), delle Gambe (1992-93), delle Pietre (1998-99), degli Assimmetrici (1999-2000) e delle Figure (2001-2005), Paolo Mussat Sartor fa emergere dal nero denso dello sfondo, immagini trattate con bianchi e grigi, come se manipolasse direttamente la luce, le sue sottili variazioni. Tutti questi lavori condividono un umore, una malinconia di fondo che li rende distanti e inafferrabili. Forse la spinta che ha portato l’artista torinese ad allontanarsi dal sentiero sicuro della tradizione fotografica va individuata proprio nella esigenza forte di aggiungere alla fotografia uno stato d’animo preciso, un elemento emotivo costante e soprattutto indipendente dal soggetto fotografato. In questo modo egli riesce a strappare la fotografia alla sua contingenza predatoria e documentativa per inserirla nel dominio carismatico e senza tempo del proprio mondo interiore. Private del loro contesto geografico e atmosferico questi lavori assumono la caratteristica di immagini ibride e poetiche, dall’identità assoluta e fluttuante nel tempo.” (Andrea Bellini)

In occasione della mostra verranno presentati i libri:

Mario Cresci, a cura di Enrico De Pascale, Motta editore;

Paolo Mussat Sartor – Luoghi d’arte e di artisti. 1968-2008, a cura di Andrea Bellini, JRP/ringier editore.

Ringraziamo per la collaborazione:

Fotografia Italiana Arte Contemporanea, Milano e la galleria Tucci Russo, Torre Pellice.